17/4/26 – La guerra “è una cosa troppo seria per lasciarla nelle mani dei generali”, diceva Georges Clemenceau, primo ministro francese durante la prima guerra mondiale. Oggi direbbe che è troppo seria per non affidarla ai robot e toglierla dalle mani degli uomini… “È una rivoluzione della guerra” proclama il presidente ucraino #Zelensky. Per la prima volta c’è stata una vera battaglia, faccia a faccia, fra soldati uomini (russi) e soldati robot (ucraini). Naturalmente hanno vinto i robot. Logico. Loro non hanno la debolezza di avere paura di morire. Stando al presidente ex-comico ucraino un battaglione di robot negli ultimi giorni per la prima olta ha conquistato un avamposto russo. Uccidendo, costringendo alla fuga o alla resa i nemici umani. Uno scenario che racconto nel mio ultimo libro (per ora solo in spagnolo) “El Ultimo Dios” (ed. Bubok – Amazon).

Già da qualche anno droni di ogni tipo – di acqua, terra, aria – stanno cambiando ‘l’arte’ -chiamamolo cosi – della guerra. A #Gaza, in #Ucraina, #Siria, #Israele, #Iran, #Libano, #Yemen. #Cisgiordania. Nelle tante e sanguinose guerre africane – che non interessano a nessuno – scatenate dal jihadismo mondiale: #Ciad, #Nigeria, #Togo, #Sudan,…. Ma ora siamo davvero entrati nella guerra del futuro. Una svolta epocale. I soldati umani saranno sostituiti progressivamente dagli androidi. Che potranno rottamarsi a vicenda. Senza spargere sangue umano. Facendo solo cumuli di ferraglia. Le guerre diventeranno più facili da dichiarare per risolvere conflitti politici, teritoriali. Senza pensare alle perdite umane, politicamente costose, fra i soldati. Per i civili, certo, non cambierà molto. Solo saranno massacrati non da soldati umani. Ma dai robot. Come andrà a finire? Male. Con ogni probabilità. A meno che, come in “El Ultimo Dios” in un futuro non troppo lontano, gli umanoidi, superintelligenti di ultima generazione, si stufino degli stupidi umani e decidano di assumere il potere. E di gestire con buon senso, finalmente, le guerre. Anzi il Pianeta.

TRUMP, ADDIO NOBEL – Buon Senso? ‘Donnie’ #Trump sembra aver dimenticato che cosa significhi. Aveva iniziato bene il nuovo mandato. Imponendo la fine dei combattimenti a Gaza. Allora si, potevano dargli il tanto ambito Nobel per la Pace. Ma poi tutto è degenerato. Non ha avuto la forza di fermare la guerra in Ucraina. Nonostante gli accordi raggiunti in Alaska con #Putin. Aveva promesso di porvi fine “in 48 ore”.. . Aveva giurato di non non trascinare gli Usa in guerra. Ma non ha fatto altro. Peggio di W. #Bush. O di #Obama. Con un blitz in Venezuela ha sequestrato Maduro, facendo strage delle sue guardie cubane. Certo non frequentabile. Però pur sempre presidente di uno stato indipendente. E pieno di petrolio…

Poi ha deciso di affamare i nove milioni di cubani, per far cadere il governo comunista dell’#Avana. Spingendo la popolazione dell’isola verso “l’età della pietra”. Senza petrolio, medicinali, cibo, per lo spietato blocco imposto da #Trump. “Prendo #Cuba quando voglio” proclama con disprezzo. Crimini contro l’umanità. Agita la stessa minaccia (“cancellare in una notte una civiltà millenaria”) con i 90 milioni di iraniani. Per piegare il governo dei mollah. Che dopo 40 giorni di bombardamenti a tappeto continua a resistere. Distruggendo ponti e centrali elettriche, massacrando anche migliaia di civili (crimini di guerra) – fra cui 160 ragazze in una scuola fin dal primo giorno – che diceva di voler liberare. Dalla dittatura degli #ayatollah. Un obiettivo fallito. Ma d’altronde nessuno ci credeva. Trump per primo. E l’#Iran è riuscito a trasformare il conflitto con Usa e Israele in una destabilizzante crisi energetica mondiale. Se dovesse essere indicato un vincitore, sarebbe probabilmente l’Iran. Mentre #Trump Napoleone ha dimostrato di essere un pessimo leader di #guerra, inaffidabile, incompetente, fra inutili spacconate, minacce, proclami da delirio di onnipotenza. Ma la guerra costa decine di miliardi di dollari ai contribuenti americani. Negli Usa in tanti si interrogano sulla salute mentale del presidente, e su un possibile impeachement. Parlamentari democratici, opinionisti, un ex capo della Cia.

CUBA AD ALTO RISCHIO – Il prossimo obiettivo militare di Trump rischia ora di essere #Cuba. Per rifarsi della umiliante campagna contro #Teheran. Con una facile vittoria, contro un avversario minuscolo rispetto all’Iran. Potrebbe lanciare la potente armada statunitense contro i ‘vecchietti’ ex-rivoluzionari dell’Avana. ‘L’isola rossa’, a meno di 100 km dalle spiagge di Miami, è l’incubo della destra americana. Che non ha mai digerito l’umiliante rivoluzione di Fidel #Castro, davanti alle porte di casa. Che nel 1959 ha cacciato nel il dittatore Fulgencio #Batista e la mafia italo-americana che controllava il paese. L’esperienza del #Vietnam dovrebbe però rendere cauto il novello imperatore americano. Per di più nel 55mo anniversario del tentativo di invasione americano di Cuba, nella Baia dei Porci, il 20 aprile 1961. Finito molto male per gli invasori. Ma, è vero, allora c’errano Fidel Castro e il Che #Guevara.

