UN DISASTRO L’IRAN. ORA #TRUMP VUOLE METTERE LE MANI SU CUBA. CHE STA MORENDO. VUOLE L’UOMO CHE TRADÌ IL ‘CHE’ #GUEVARA. E A CUBA PER MANGIARE SI FRUGA NELLA SPAZZATURA…

18/5/26 – Voleva lasciare la sua impronta nella Storia. Cambiare il mondo, diceva. Fermare le guerre. E poi accettare dall’Umanità riconoscente, il Nobel della Pace. E invece Donald Trump rimarrà forse nei libri di storia come il presidente Usa più incompetente e crudele dell’ultimo secolo.

IRAN COME AFGHANISTAN? – La guerra sferrata con #Israele contro il feroce regime degli ayatollah, con una superiorità militare schiacciante, si è rivelata un fallimento. Doveva in un paio di settimane fare cadere il regime, distruggere il programma nucleare militare di Teheran, a un passo dalla bomba, mettere le mani sulle risorse minerarie del paese, togliere di mezzo il nemico numero uno sciita di Israele e delle monarchie arabe sunnite. E magari, accessoriamente,  liberare il popolo iraniano.  Un fallimento. Dopo quasi tre mesi di guerra e 40 giorni di bombardamenti a tappeto l’Iran non è stato sconfitto. Anzi. Sembra il vincitore. E nel campo dei perdenti insieme a #Trump,  c’è tutto il Pianeta, scosso da una profonda crisi petrolifera. E liberare il popolo iraniano ormai non pensa più nessuno. #Trump vuole uscire dal pantano iraniano. Come uscì dall’#Afghanistan. Ritirò la potente Armada #Usa-#Nato, la coda fra le gambe. Abbandonando le povere donne afghane nelle mani dei #Talebani.

Ora ha bisogno di  una vittima ‘facile’ per proclamarsi vincitore di qualcosa. La sua popolarità in patria è crollata ai minimi storici. Le elezioni di novembre rischiano di essere per lui una Berezina. Ma ora c’è #Cuba.  Per rifarsi a prezzo di saldo una immagine di Grande Leader e Commander en Chief.  #Cuba. Dalla rivoluzione di Fidel Castro e Che Guevara nel 1959 – che ha cacciato il dittatore Batista e la mafia italo americana – è una  spina nel fianco del colosso americano. Una ossessione per Trump. A 100 km dalle spiagge, dalla sua casa e dal suo golf preferito di Miami.

CUBA ALLA FAME “Prenderò Cuba” ripete da sei mesi. In gennaio ha decretato uno spietato blocco dell’isola ribelle. Da dicembre non è arrivata praticamente una goccia di petrolio. A parte una nave inviata dalla Russia. Nessun altro ha avuto il coraggio di sfidare Trump. Che cosi affama e spinge il popolo cubano al “genocidio”, denuncia il presidente cubano #Diaz-Canel. Con una spietata punizione collettiva. Per cercare di farne cadere il governo comunista.  Da settimane le notti all’ Avana sono al buio. Manca l’energia per fare funzionare ospedali, scuole, trasporti,  servizi pubblici, nettezza urbana. Distribuire i (scarsi) prodotti alimentari, assistere malati e anziani. Le città sono invase da cumuli di rifiuti, abitati da ratti e parassiti. Le zanzare sono riapparse. Veicolano il virus della #dengue. Che i medici cubani, consideratini migliori dell’America Latina non possonob comnattere. Senza medicine. Manca tutto. Anche disinfettanti, prodotti d’igiene, alimenti…  Le incubatrici per i neonati non funzionano.  Persone anziane, ma non solo, frugano nelle immondizie in cerca di pezzi di pane. Molti cubani fanno, se possono, un solo pasto al giorno. Spesso scaldato su rudimentali fuochi di legna o di carbone.  Trump ha minacciato l’Iran, che resiste alla pioggia di missili americano-israeliani, di scatenare una apocalisse di piombo e fiamme, che lo farebbe tornare al Medio Evo. A Cuba lo sta già facendo. Senza per ora sprecare una sola pallottola. E se necessario Trump non ha escluso un blitz militare. 

DOPO MADURO, L’UOMO CHE TRADI CHE GUEVARA – Trump ha mandato negli ultimi giorni all’Avana il capo della Cia #Ratcliffe per dettare ai cubani i termini della resa. Gli amici del presidente già scalpitano sperando di mettere le mani sulle splendide coste della Perla dei Caraibi. Le sole nella regione rimaste libere da speculatori e fondi di investimento. Un tesoro da centinaia di miliardi di dollari. Che qui si esprimerebbe non in petrolio come in Venezuela o Iran, ma in cemento e mattoni. Una Riviera Americana nella Perla dei Caraibi, dopo il fiasco della Riviera di Gaza che Trump e il suo – allora, ma poi hanno litigato – amico Elon #Musk, promettevano l’anno scorso. I cubani per ora però resistono. Giornali e socials sono pieni di foto di vecchietti rivoluzionari che imbracciano antichi schioppi del 1959, pronti a difendere la Revolucion contro una nuova aggressione Yanki. Dopo quella tentata, e fallita, del 1961 nella Baia dei Porci. Per premere sul regime Trump ha ora attivato una procedura penale, con  relativo mandato di cattura, contro #Raul #Castro, fratello di Fidel, sempre a capo del conglomerato militare che controlla metà dell’economia del paese e il potere all’Avana. Raul, 94 anni, sarà formalmente accusato – con soli 30 anni di ritardo! – per un incidente del 1996. Nel quale caccia cubani intercettarono e distrussero due aerei di una organizzazione anti-castrista di #Miami. Diretti a Cuba. Per lanciare materiale anticastrista, come facevano spesso. O per trasportare armi per un ipotetico nuovo tentativo di golpe, secondo un trasfuga del movimento. Raul era allora il ministro delle forze armate. Nello scontro morirono quattro esuli cubani di Miami. Dopo la morte di Fidel Raul subentrò al fratello come capo dello Stato.

CUBA ALLA FAME – Ha lasciato in teoria la politica attiva nel 2021. Ma nonostante l’età e la malattia  rimane l’uomo più influente a Cuba. La giustizia americana, 30 anni dopo, rispolvera il caso e sta per lanciare un mandato di cattura contro di lui. Per coincidenza, proprio nel.momento più opportuno per Trump. Creando le premesse per una possibile operazione contro Raul, con giustificazione legale. Sul modello del blitz lanciato in Venezuela per catturare il presidente Maduro. Ora in carcere a New York. Una coincidenza che solleva qualche interrogativo sull’ indipendenza dei magistrati americani. Un blitz americano contro Raul, o su più larga scala contro Cuba, rischia però di essere più complicato e a rischio rispetto a quello in Venezuela. I cubani ora sono avvertiti.

UN BAGNO DI SANGUE – Il presidente Diez-Canel promette “un bagno di sangue” in caso di invasione americana. E #Cina e #Russia hanno diffidato Trump dal mettere le mani sull’Isola Rossa. Una (molto) ipotetica cattura di Raul non farebbe solo scontenti. Il fratello di Fidel è considerato responsabile della corruzione del regime,  ma anche della morte di Ernesto Che #Guevara  Catturato e giustiziato nella selva boliviana nel 1967. Il Che, icona rivoluzionaria del XX Secolo, era stato abbandonato senza aiuto, armi, munizioni, da Raul.  Vicino all’Urss, mentre Guevara denunciava l’influenza sovietica. Raul, ha rivelato il suo ex-segretario Sanchez, lo considerava un pericoloso rivalr ai vertici del potere. 

Ci si può chiedere che volto avrebbe oggi la Revolucion se il libertario Guevara non fosse stato tradito, abbandonato e ucciso in #Bolivia. E fosse subentrato al Leader Maximo, alla morte di #Fidel, alla guida di Cuba. Invece del grigio post sovietico Raul…