LA VIOLACIÓN DE LAS NIÑAS AFGANAS EN EL MATRIMONIO ES LEY. EL MUNDO MIRA PARA OTRO LADO

29/5/26 – Ni flotillas, ni kufiyas, ni estridentes gritos de “Free, Free Palestine!”. El lento y metódico genocidio social y humano de las mujeres y niñas afganas —borradas cada día más del mapa de la Humanidad— no le interesa a casi nadie. Los talibanes, que regresaron al poder hace cinco años tras la valiente huida con el rabo entre las piernas de la invencible armada de la OTAN (decidida por Trump al final de su primer mandato), están completando el círculo de la más infame negación del derecho a la existencia de la mitad femenina de la población.

MUJERES NO PUEDEN REIR, CANTAR, HABLAR FUERA DE CASA – Las mujeres afganas no pueden salir de casa si no es con burka y bajo la custodia —como vacas en el pasto— de padres, maridos o parientes masculinos. No pueden reír, no pueden cantar, y fuera de casa ni siquiera pueden hablar. No pueden ir a la escuela después de primaria y, por supuesto, están excluidas de las universidades. Dentro de la familia son tratadas como animales domésticos. En el momento de la cobarde huida de la OTAN, los talibanes prometieron tolerancia hacia las mujeres. Y Occidente, impaciente por marcharse, fingió creerles. Una promesa olvidada en cuanto la última bota claveteada estadounidense abandonó el país a toda prisa. En medio de la indiferencia general del mundo, los talibanes han instaurado la sharía más despiadada y han promulgado 80 directivas para anular cualquier posible derecho humano de esos seres inferiores llamados mujeres.

EL SISTEMA MAS CINICO DE NEGACION DE LA DIGNIDAD DE LA MUJER – Ahora el régimen talibán ha dado el toque final al sistema más cínico y brutal de negación de la dignidad de la mujer. En una ley emitida por el “ministerio para la prevención de los vicios y la protección de la virtud”, que recopila todas las medidas que en la práctica legalizan la esclavitud de las mujeres, se reconoce formalmente el matrimonio de niñas con hombres (mucho) mayores. Es decir, el sagrado derecho de los hombres afganos a violar a niñas “vírgenes” a partir de los nueve años, con la bendición de algún santo mulá. Las niñas son consideradas así propiedades vendibles. El precio de una niña para casarla oscila entre 500 y 3.000 dólares. El silencio de la niña se considera formalmente como consentimiento.

MARIDOS AUTORIZADOS A GOLPEAR SUS ESPOSAS – El nuevo código precisa, entre otras cosas, que los maridos están autorizados a golpear a sus esposas, siempre y cuando no dejen marcas demasiado visibles. Otro artículo (el 34) establece además que una mujer puede ser encarcelada durante tres meses solo por permanecer en la casa de su familia de origen sin el permiso del marido, o sin un “motivo justificado por la Sharía”.

Pero evidentemente, a las feministas chic y a los defensores de rebajas de los derechos humanos, las mujeres víctimas del genocidio talibán no les interesan demasiado. Además, los verdugos son musulmanes. No judios. Peor aùn, sunìes. Asi que, mejor gritar “Free, Free Palestine!”.

UN DISASTRO L’IRAN. ORA #TRUMP VUOLE METTERE LE MANI SU CUBA. CHE STA MORENDO. VUOLE L’UOMO CHE TRADÌ IL ‘CHE’ #GUEVARA. E A CUBA PER MANGIARE SI FRUGA NELLA SPAZZATURA…

18/5/26 – Voleva lasciare la sua impronta nella Storia. Cambiare il mondo, diceva. Fermare le guerre. E poi accettare dall’Umanità riconoscente, il Nobel della Pace. E invece Donald Trump rimarrà forse nei libri di storia come il presidente Usa più incompetente e crudele dell’ultimo secolo.

IRAN COME AFGHANISTAN? – La guerra sferrata con #Israele contro il feroce regime degli ayatollah, con una superiorità militare schiacciante, si è rivelata un fallimento. Doveva in un paio di settimane fare cadere il regime, distruggere il programma nucleare militare di Teheran, a un passo dalla bomba, mettere le mani sulle risorse minerarie del paese, togliere di mezzo il nemico numero uno sciita di Israele e delle monarchie arabe sunnite. E magari, accessoriamente,  liberare il popolo iraniano.  Un fallimento. Dopo quasi tre mesi di guerra e 40 giorni di bombardamenti a tappeto l’Iran non è stato sconfitto. Anzi. Sembra il vincitore. E nel campo dei perdenti insieme a #Trump,  c’è tutto il Pianeta, scosso da una profonda crisi petrolifera. E liberare il popolo iraniano ormai non pensa più nessuno. #Trump vuole uscire dal pantano iraniano. Come uscì dall’#Afghanistan. Ritirò la potente Armada #Usa-#Nato, la coda fra le gambe. Abbandonando le povere donne afghane nelle mani dei #Talebani.

Ora ha bisogno di  una vittima ‘facile’ per proclamarsi vincitore di qualcosa. La sua popolarità in patria è crollata ai minimi storici. Le elezioni di novembre rischiano di essere per lui una Berezina. Ma ora c’è #Cuba.  Per rifarsi a prezzo di saldo una immagine di Grande Leader e Commander en Chief.  #Cuba. Dalla rivoluzione di Fidel Castro e Che Guevara nel 1959 – che ha cacciato il dittatore Batista e la mafia italo americana – è una  spina nel fianco del colosso americano. Una ossessione per Trump. A 100 km dalle spiagge, dalla sua casa e dal suo golf preferito di Miami.

CUBA ALLA FAME – “Prenderò Cuba” ripete da sei mesi. In gennaio ha decretato uno spietato blocco dell’isola ribelle. Da dicembre non è arrivata praticamente una goccia di petrolio. A parte una nave inviata dalla Russia. Nessun altro ha avuto il coraggio di sfidare Trump. Che cosi affama e spinge il popolo cubano al “genocidio”, denuncia il presidente cubano #Diaz-Canel. Con una spietata punizione collettiva. Per cercare di farne cadere il governo comunista.  Da settimane le notti all’ Avana sono al buio. Manca l’energia per fare funzionare ospedali, scuole, trasporti,  servizi pubblici, nettezza urbana. Distribuire i (scarsi) prodotti alimentari, assistere malati e anziani. Le città sono invase da cumuli di rifiuti, abitati da ratti e parassiti. Le zanzare sono riapparse. Veicolano il virus della #dengue. Che i medici cubani, consideratini migliori dell’America Latina non possonob comnattere. Senza medicine. Manca tutto. Anche disinfettanti, prodotti d’igiene, alimenti…  Le incubatrici per i neonati non funzionano.  Persone anziane, ma non solo, frugano nelle immondizie in cerca di pezzi di pane. Molti cubani fanno, se possono, un solo pasto al giorno. Spesso scaldato su rudimentali fuochi di legna o di carbone.  Trump ha minacciato l’Iran, che resiste alla pioggia di missili americano-israeliani, di scatenare una apocalisse di piombo e fiamme, che lo farebbe tornare al Medio Evo. A Cuba lo sta già facendo. Senza per ora sprecare una sola pallottola. E se necessario Trump non ha escluso un blitz militare. 

DOPO MADURO, L’UOMO CHE TRADI CHE GUEVARA – Trump ha mandato negli ultimi giorni all’Avana il capo della Cia #Ratcliffe per dettare ai cubani i termini della resa. Gli amici del presidente già scalpitano sperando di mettere le mani sulle splendide coste della Perla dei Caraibi. Le sole nella regione rimaste libere da speculatori e fondi di investimento. Un tesoro da centinaia di miliardi di dollari. Che qui si esprimerebbe non in petrolio come in Venezuela o Iran, ma in cemento e mattoni. Una Riviera Americana nella Perla dei Caraibi, dopo il fiasco della Riviera di Gaza che Trump e il suo – allora, ma poi hanno litigato – amico Elon #Musk, promettevano l’anno scorso. I cubani per ora però resistono. Giornali e socials sono pieni di foto di vecchietti rivoluzionari che imbracciano antichi schioppi del 1959, pronti a difendere la Revolucion contro una nuova aggressione Yanki. Dopo quella tentata, e fallita, del 1961 nella Baia dei Porci. Per premere sul regime Trump ha ora attivato una procedura penale, con  relativo mandato di cattura, contro #Raul #Castro, fratello di Fidel, sempre a capo del conglomerato militare che controlla metà dell’economia del paese e il potere all’Avana. Raul, 94 anni, sarà formalmente accusato – con soli 30 anni di ritardo! – per un incidente del 1996. Nel quale caccia cubani intercettarono e distrussero due aerei di una organizzazione anti-castrista di #Miami. Diretti a Cuba. Per lanciare materiale anticastrista, come facevano spesso. O per trasportare armi per un ipotetico nuovo tentativo di golpe, secondo un trasfuga del movimento. Raul era allora il ministro delle forze armate. Nello scontro morirono quattro esuli cubani di Miami. Dopo la morte di Fidel Raul subentrò al fratello come capo dello Stato.

CUBA ALLA FAME – Ha lasciato in teoria la politica attiva nel 2021. Ma nonostante l’età e la malattia  rimane l’uomo più influente a Cuba. La giustizia americana, 30 anni dopo, rispolvera il caso e sta per lanciare un mandato di cattura contro di lui. Per coincidenza, proprio nel.momento più opportuno per Trump. Creando le premesse per una possibile operazione contro Raul, con giustificazione legale. Sul modello del blitz lanciato in Venezuela per catturare il presidente Maduro. Ora in carcere a New York. Una coincidenza che solleva qualche interrogativo sull’ indipendenza dei magistrati americani. Un blitz americano contro Raul, o su più larga scala contro Cuba, rischia però di essere più complicato e a rischio rispetto a quello in Venezuela. I cubani ora sono avvertiti.

UN BAGNO DI SANGUE – Il presidente Diez-Canel promette “un bagno di sangue” in caso di invasione americana. E #Cina e #Russia hanno diffidato Trump dal mettere le mani sull’Isola Rossa. Una (molto) ipotetica cattura di Raul non farebbe solo scontenti. Il fratello di Fidel è considerato responsabile della corruzione del regime,  ma anche della morte di Ernesto Che #Guevara  Catturato e giustiziato nella selva boliviana nel 1967. Il Che, icona rivoluzionaria del XX Secolo, era stato abbandonato senza aiuto, armi, munizioni, da Raul.  Vicino all’Urss, mentre Guevara denunciava l’influenza sovietica. Raul, ha rivelato il suo ex-segretario Sanchez, lo considerava un pericoloso rivalr ai vertici del potere. 

Ci si può chiedere che volto avrebbe oggi la Revolucion se il libertario Guevara non fosse stato tradito, abbandonato e ucciso in #Bolivia. E fosse subentrato al Leader Maximo, alla morte di #Fidel, alla guida di Cuba. Invece del grigio post sovietico Raul…

¿PERO NO SERÁ QUE ESTÁ GANANDO IRÁN? ¿EL ESPECTRO DEL SÍNDROME DE VIETNAM PARA TRUMP?

15/3/26 – Trump repite ya día y noche que la guerra está casi terminada, que Irán está de rodillas, que todo va bien. Sin embargo, misiles y drones siguen cayendo sobre Israel y sobre los Emiratos del Golfo; el estrecho de Ormuz está paralizado; la economía mundial vacila; los precios del gas y del petróleo, y de la gasolina en las gasolineras, se disparan. Y el régimen de los mulás resiste, e incluso elige tranquilamente al sucesor (su hijo) del Guía Supremo pocos días después de su desintegración bajo las bombas israelíes. Y no se ven esas cientos de miles de iraníes en las calles para derrocar el atroz régimen de los mulás que Trump y Netanyahu anunciaban. Es cierto que los 30.000 jóvenes asesinados en las manifestaciones de enero —a quienes Trump no movió un dedo para proteger después de haberlos exhortado a la revuelta— han enfriado a muchos.

Algo no encaja. A pesar de la tormenta de plomo y fuego de las últimas dos semanas, y de las enormes pérdidas y destrucciones sufridas, Irán no parece estar de rodillas. Al contrario, la estrategia preparada durante años por Teherán en previsión de un ataque del pequeño (Israel) y del gran (EE. UU.) Satán parece estar funcionando. Y está creando una situación difícil al menos para Trump, a pocos meses de las elecciones legislativas de mitad de mandato, en las cuales corre el riesgo de perder la mayoría. Sus electores ya están pagando la gasolina un 25 % más cara. Ya no están tan seguros de confiar en un presidente que había prometido no iniciar una guerra, sino poner fin “en 48 horas” a la “absurda” guerra en Ucrania. Y también había prometido acabar con los despilfarros del gasto público. Solo los primeros siete días del conflicto ya han costado casi 12.000 millones de dólares. Salidos de sus bolsillos. Sin que se entienda bien por qué lanzó al país a esta guerra. Nadie ha olvidado cómo terminó la de Vietnam…

Para Netanyahu la cuestión es diferente. Desde hace 30 años predica la destrucción del Estado islámico de Teherán, enemigo existencial de Israel. Siempre a un paso del arma atómica, concebida precisamente para destruir a Israel, objetivo declarado de los mulás. Netanyahu quiere aniquilar el régimen islámico, el enemigo más peligroso de Israel. Tiene detrás el apoyo compacto de los israelíes, que quieren salir de una vez por todas de la pesadilla de la amenaza de destrucción. Con el respaldo sin reservas de la superpotencia estadounidense. Por ahora. Pero las cosas podrían cambiar. Irán no es Venezuela. Ni la pequeña Cuba. En el punto de mira de “The Donald”. Es un país inmenso. Tres veces más grande que Francia. Con cadenas montañosas bajo las cuales están excavadas —bajo miles de metros cúbicos de roca que las ocultan de las bombas enemigas— instalaciones estratégicas, depósitos de uranio enriquecido al 60/80 %, casi listo para la bomba, reservas y fábricas de misiles, drones y minas. Y que se ha preparado durante años para el enfrentamiento. Irán tiene además, junto al ejército regular y las milicias Basij, una poderosa fuerza militar desplegada para la defensa a ultranza del régimen: los 250.000 Guardianes de la Revolución, los Pasdarán. Un ejército de fanáticos religiosos chiíes, muy experimentados en combate, que lucharon en Irak y en Siria, derrotando en la primera guerra al Estado Islámico del ISIS.

Sobre Trump, si la guerra se prolonga en el tiempo, aparecerá el espectro del síndrome de la guerra de Vietnam. Perdida por la superpotencia estadounidense frente a un pequeño pueblo de guerrilleros escondidos en túneles. Desde entonces muchas guerras estadounidenses han terminado mal. En Afganistán, en la primera, contra un gobierno cercano a Moscú, Estados Unidos financió y armó a cierto Bin Laden, que luego fundaría Al Qaeda. Y llevaron al poder a los talibanes. La segunda, contra los talibanes, terminó con la OTAN huyendo con el rabo entre las piernas, dejando a las mujeres afganas como animales en manos de los vencedores islamistas. Luego en Libia, la guerra contra el “dictador” Gadafi, que proponía unir África contra las antiguas potencias coloniales, terminó con la muerte atroz de Gadafi, linchado y torturado, y con la victoria en Trípoli de bandas yihadistas que luego se dispersaron por el Sahel y el Sahara.

Trump y Netanyahu ahora empiezan a cubrirse las espaldas. El objetivo de liberar a los iraníes de la dictadura de los mulás está casi olvidado. Probablemente nunca fue una prioridad real. En Washington se empieza a pensar que quizá la guerra podría terminar con los ayatolás aún en el poder. Tal vez con un acuerdo que frene el programa militar nuclear de Irán. Es decir, una copia del firmado en Viena en 2015 entre Teherán y las potencias del Consejo de Seguridad. Aquel acuerdo estaba reintegrando a Irán en la cooperación internacional y alejándolo del apoyo al terrorismo islamista. Pero fue rasgado por Trump en 2017. Si hubiera permanecido en vigor, hoy el mundo no estaría expuesto a la espada de Damocles del conflicto iraní. Probablemente Hamás, apoyado por Irán, no habría perpetrado las atrocidades del 7 de octubre de 2023. Y no habría habido guerra en Gaza.

OBSESIÓN DE ESTADOS UNIDOS, VENGANZA DE TRUMP. CUBA EN EL HAMBRE, ¿RIESGO DE GENOCIDIO?

1/2/26 – La captura de Maduro en Venezuela fue una operación quirúrgica. En Cuba, las cosas pueden ir mucho peor. «The Donald» Trump ha decidido estrangular al régimen castrista. Y hacer pagar a los 11 millones de cubanos la venganza de Estados Unidos tras 67 años de humillaciones. ¡Un país comunista a las puertas de casa, a un tiro de piedra (160 km) de Miami! Trump ahora quiere poner de rodillas a los irreductibles cubanos, ya castigados desde 1962 por el rígido embargo estadounidense. El más largo y severo sufrido por un país independiente en la historia moderna. 

En la isla ya escasean energía —con apagones de 10/20 horas al día—, alimentos, productos de primera necesidad. Efecto del embargo, agravado por la incompetencia y la mala gestión  del gobierno poscastrista.  Ahora Trump ha decidido bloquear completamente el suministro de petróleo a la isla. Ha impuesto la suspensión de las ventas de crudo de Venezuela, tras la caída de Maduro. Amenaza con sanciones a México, último proveedor de petróleo. Ha aprobado un decreto que define a Cuba como un peligro para Estados Unidos y prevé fuertes aranceles para  quien abastezca a La Habana. Racionando las reservas hasta la última gota, Cuba  podria resistir dos o tres semanas. Después, todo se detendrá. Transporte, turismo, producción agrícola e industrial, servicios, escuelas, hospitales, atención a personas mayores y niños. Trump también ha bloqueado las remesas de los emigrantes cubanos en Estados Unidos, una de las principales fuentes de supervivencia para las familias que se han quedado en la isla.

El país corre el riesgo de hundirse en una grave crisis humanitaria. Trump quiere un «genocidio», acusa el presidente cubano Miguel Díaz-Canel. Por ahora, nadie parece querer ayudar a la isla rebelde. China y Rusia han condenado las medidas —«inhumanas», según Pekín— decididas por Trump. Pero desde hace 30 días no llega ni una gota de petróleo. Las consideraciones éticas y humanitarias no parecen frenar al testosterónico presidente estadounidense,  autoproclamado nuevo amo del planeta… A Trump le resulta fácil criticar el régimen comunista de La Habana. Al igual que el de los mulás en Teherán. Pero olvida que fue él, en su primer mandato en la Casa Blanca en 2017, quien bloqueó la normalización de las relaciones con Cuba decidida por Barak Obama, que había iniciado una liberalización económica y política de la isla. Trump detuvo los vuelos y el turismo, y volvió a endurecer el embargo. Como, siempre, en 2017, rompió los acuerdos nucleares con  Irán, empujando a Teherán a volver a apoyar el terrorismo islámico, en particular a Hamás en Gaza.

La obsesión anticastrista de Trump se ve alimentada por las presiones de la inmigración cubana en  Florida, muy influyente en el Partido Republicano. Representada por el secretario de Estado Marco Rubio. Circulan ya llamamientos y peticiones, con miles de firmas, que piden la anexión de Cuba a los EE.UU. como 51º estado (¿Groenlandia sería el 52º…?). Y proponen a Rubio como nuevo presidente de una «Cuba Libre». Olvidando que la isla, antes de la revolución de 1959 de los «barbudos» de Fidel Castro y el Che Guevara, estaba en manos del dictador Fulgencio Batista y de la mafia italoamericana.  Tras el fallido intento de la CIA de derrocar a Castro con el desembarco en la Bahía de Cochinos, el presidente Kennedy decretó el bloqueo de Cuba. Lo que llevó a La Habana, para sobrevivir, a los brazos de la URSS.

Tras 67 años de humillaciones abrasadoras, la América de Trump está ahora cerca de la venganza. ¿A costa de un «genocidio»? Sin embargo, quién sabe por qué, no hay noticias de «flotillas» humanitarias y progresistas rumbo al Caribe. Para salvar del hambre a millones de cubanos. Ni de denuncias contra Trump ante la Corte Penal Internacional. Pero, es cierto, los israelíes y los judíos no tienen nada que ver aquí…

L’OSSESSIONE DI AMERICA, LA VENDETTA DI TRUMP. CUBA ALLA FAME, RISCHIA GENOCIDIO?

1/2/26 – La cattura di Maduro in Venezuela è stata una operazione chirurgica. A Cuba le cose rischiano di andare molto peggio. ‘The Donald’ Trump ha deciso di strangolare il regime castrista. E di fare pagare agli 11 nilioni di cubani la vendetta dell’America, dopo 66 anni du umiliazioni. Un paese comunista sulla porta di casa, a un tiro di schioppo (160 km) da Miami! Trump ora vuole mettere in ginocchio gli irriducibili cubani, già puniti dal 1962 dal rigido embargo americano. Il più lungo e pesante subito da un paese indipendente nella storia moderna 

Sull’isola scarseggiano già energia – con black out di 10/20 ore ogni giorno – cibo, prodotti di prima necessità. Effetto dell’embargo, aggravato dalla incompetenza e dalla cattiva gestione  del governo post castrista.  Ora Trump ha deciso di bloccare completamente le forniture di petrolio all’isola. Ha imposto lo stop alle vendite di greggio del Venezuela, dopo la caduta di Maduro. Minaccia di sanzioni il Messico, ultimo fornitore di petrolio. Ha approvato un decreto che definisce Cuba un pericolo per gli Usa e prevede pesanti accise per  chiunque rifornirà L’Avana. Razionando le riserve all’ultima goccia si ritiene Cuba  possa resistere due/tre settimane. Poi tutto si fermerà. Trasporti, turismo, produzione agricola e industriale, servizi, scuole, ospedali, cure agli anziani, all’infanzia. Trump ha anche bloccato le rimesse degli emigrati cubani negli Usa una delle principali fonti di sopravvivenza per le famiglie rimaste nell’isola.

Il paese corre il rischio di sprofondare in una grave crisi umanitaria. Trump vuole un “genocidio”, accusa il presidente cubano Miguel Diaz Canel. Nessuno per ora sembra voler aiutare l’isola ribelle. Cina e Russia hanno condannato le misure – “disumane” accusa Pechino – decise da Trump. Ma da 20 giorni non arriva una goccia di petrolio.  Le considerazioni etiche e umanitarie non sembrano frenarr il testosteronico presidente americano,  auto proclamato nuovo padrone del Pianeta.Trump ha buon gioco di criticare il regime comunista dell’Avana. Come quello dei mollah a Teheran. Ma dimentica che è stato lui, nel suo primo mandato alla Casa Bianca nel 2017 a bloccare la normalizzazione dei rapporti con Cuba decisa da Barak Obama, che aveva avviato una liberalizzazione economica e politica dell’isola. Trump aveva fermato voli e turismo, irrigidito di nuovo l’embargo. Come sempre nel 2017, aveva stracciato gli accordi sul nucleare con  l’Iran, rispingendo Teheran nell’appoggio al terrorismo islamico in particolare ad Hamas a Gaza 

L’ossessione anti-castrista di Trump è alimentata dalle pressioni dell’immigrazione cubana in  Florida, influente nel Partito Repubblicano. Rappresentata dal Segretario di Stato Marco Rubio. Girano appelli e petizioni con migliaia di firme che chiedono l’annessione di Cuba agli Usa come 51mo stato (la Groenlandia sarebbe il 52mo….?). E propongono Rubio come nuovo presidente di una “Cuba Libre”. Dimenticando che l’isola, prima della rivoluzione nel 1959 dei ‘barbudos’ di Fidel Castro e del Che Guevara era nelle mani del dittatore Fulgencio Batista e della mafia italo americana.  Dopo il fallito tentativo della Cia di rovesciare Castro, con lo sbarco nella Baia dei Porci, il presidente Kennedy aveva decretato il blocco di Cuba. Gettando l’Avana, per sopravvivere, nelle braccia dell’Urss.

Dopo 66 anni di brucianti umiliazioni, l’America di Trump è ora vicina alla vendetta. A costo di un “genocidio”? Però, chissà come mai, non si ha notizia di “flottiglie” umanitarie e  progre in rotta verso i Caraibi. Per salvare dalla fame milioni di cubani. O di denunce contro Trump alla Corte Penale Internazionale. Ma, è vero, israeliani e ebrei qui non c’entrano…

GAZA. TRIONFA TRUMP. E VINCE ANCHE ‘IL CATTIVO’ NETANYAHU. PERDE HAMAS. UMILIATA L’EUROPA DI SANCHEZ E MACRON. 

13/10/25 – Certo è il trionfo di Donald Trump. Davvero meritava il Nobel per la Pace. E finalmente ha vinto anche il ‘cattivo’ Netanyahu, demonizzato, insultato, incriminato da mezzo mondo benpensante e antisemita. Dopo le atrocità e i massacri del 7 ottobre ha condotto una guerra durissima contro Hamas. Che si è nascosto nei tunnel, lasciando sotto le bombe i civili di Gaza, usati come scudi umani. E poi, da cadaveri, come strumenti di propaganda. Certo Netanyahu non è simpatico a nessuno. Ma ha resistito agli sputi, agli insulti, alle pressioni, agli anatemi. Per garantire la sopravvivenza del suo popolo. Di Israele. E ha sconfitto Hamas, che voleva distruggere Israele e tutti gli ebrei. Si è comportato cone un vero leader. Pronto ad assumere pesantissime responsabilità per difendere il suo popolo.

È una caratteristica che lo avvicina a grandi leader,  come il russo Putin, anche lui demonizzato in Occidente. O al pure poco frequentabile ‘sultano’ turco Erdogan (che difende soprattutto gli interessi della Turchia islamica). O allo stesso Trump. In Europa questo modello di leader non esiste più. È esaurito da 20 anni. Siamo sprofondati nella mediocrità. Due nomi In particolare rappresentano questo degrado, interno e esterno, della politica europea. Il francese Macron. Lo spagnolo Sanchez. 

SANCHEZ E MACRON – Macron ha portato il paese vicino alla bancarotta, con un debito di 3.500 miliardi. Lo ha reso ingovernabile. Nomina un primo ministro dopo l’altro. Senza maggioranza. Il paese è paralizzato. Quasi il 70% dei francesi vuole che se ne vada. Convocando elezioni anticipate. Ma lui si aggrappa al potere. E continua a pontificare nella politica estera. Cercando di spingere l’Europa alla guerra contro la Russia. Sanchez sprofonda negli scandali di corruzione e nepotismo, che coinvolgono sua moglie Begonia, suo fratello David, i suoi due bracci destri, Abalos e Cerdan. A poche centinaia di km da Madrid l’allora premier pure socialista portoghese Antonio Costa si è dimesso.  Per mille volte meno. Una lezione di morale e di etica politica. Che nella Spagna post-franchista non capiscono. E come Macron, Sanchez rimane aggrappato alla poltrona.

Mentre Trump lavorava con forza con i paesi arabi, probabilmente con il tacito assenso di Putin, al piano di pace per Gaza, Macron  e Sanchez si sono spesi in azioni declamatorie di disturbo. Ottenendo i ringraziamenti di Hamas. E la simpatia a basso prezzo dei movimenti ‘Free Palestine’ Dichiarando il riconoscimento di un inesistente stato palestinese  Un premio alle stragi di Hamas del 7 ottobre. Alle torture, agli stupri. E alla strategia del movimento islamico di usare i civili di Gaza come scudi umani. E dire che Macron, dopo gli orrori del 7 ottobre, aveva promesso di formare una coalizione internazionale contro Hamas. Naturalmente non ha fatto nulla.

ORA UCRAINA – Sanchez, per salvare sulla sinistra il suo traballante governo, ha anche sposato la teoria del “genocidio” a Gaza. Una prova di ignoranza storica. E un insulto ai milioni di ebrei, di armeni, di cambogiani, di tutsi ruandesi, vittime di “veri” genocidi.  Ma ora la guerra del cattivo ‘Bibi’ Netanyahu e la caparbia e muscolare diplomazia del disprezzato (dai progre europei) Donald Trump, hanno fermato la guerra. E se il patto Trump reggerà, il Medio Oriente potrebbe avvicinarsi ad una pace che finora è sempre stata irraggiungibile. Ora tocca all’Ucraina.

7 DE OCTUBRE, LAS ATROCIDADES QUE CAMBIARON EL MUNDO. ¡EN MALO, SE DESPERTÓ LA BESTIA IMUNDA! ¿PERO TAMBIÉN EN BUENO?

7/10/25 – Hace exactamente dos años. El 7 de octubre de 2023. Al amanecer, 3000 milicianos de Hamás invaden el sur de Israel, seguidos por otros miles de civiles armados de Gaza. Matan a todos los seres humanos que tienen la desgracia de cruzarse en su camino, violan a las mujeres, mutilan, torturan, queman. En pocas horas exterminan a 1200 personas, en su mayoría civiles. Luego huyen a Gaza arrastrando consigo a 250 rehenes. Las imágenes de las mujeres semidesnudas expuestas en las camionetas de los terroristas en la ciudad de Gaza, bajo los «Allahu Akbar», los insultos y los escupitajos de la multitud que los aclama, dan la vuelta al mundo. Es la masacre más feroz de judíos desde los tiempos de Adolf Hitler. Y la amenaza más terrible para la existencia de Israel desde su creación en 1948, decidida para que nunca más pudiera haber un Holocausto. Pero Hamás quiere destruir Israel y a todos los judíos. La respuesta de Israel es muy dura. Debe destruir a Hamás para no ser destruido. En dos años de guerra han muerto casi 70 000 palestinos. En su mayoría civiles. Utilizados como escudos humanos por los terroristas yihadistas, escondidos en túneles excavados bajo hospitales, mezquitas y escuelas, dejando a los civiles en la superficie bajo las bombas.

Dos años después de aquel atroz 7 de octubre, más allá del inmenso sufrimiento humano, del trauma colectivo y de la explosión de odio, tanto en Israel como entre los palestinos de Gaza, no se puede dejar de constatar que ha cambiado en muchos aspectos la faz del mundo. La guerra sigue en curso. Pero por primera vez en treinta años, desde los acuerdos de Oslo de 1995 entre Arafat y Begin, hay esperanza de un cambio que pueda conducir a algo parecido a la paz entre los dos pueblos condenados a convivir en la misma «Tierra Prometida», que hasta ahora ha sido sobre todo para ellos una Tierra Maldita. El acuerdo de paz propuesto por Donald Trump, que se está debatiendo en Egipto entre israelíes y Hamás, y que ha sido aceptado por Netanyahu, prevé sobre todo la liberación inmediata de los rehenes que aún están en manos de los yihadistas (una veintena aún con vida), el desarme de Hamás y su renuncia al poder dictatorial que ejerce en Gaza desde el golpe de Estado de 2006, y una administración técnica bajo control internacional de la Franja.

UN GIRO, LA LIBERACIÓN DEL «MANDELA PALESTINO» – Un elemento que puede ser decisivo en el plan de Trump sería la liberación por parte del Estado judío de cientos de presos de alto rango, entre ellos Marwan Barghouti, el «Nelson Mandela palestino», condenado a cadena perpetua, que lleva 23 años en una cárcel israelí. Barghouti, líder de Al Fatah, es el político más popular entre los palestinos y se le considera el sucesor natural de Yasser Arafat, fallecido en circunstancias sospechosas en 2004. Y, sobre todo, se le ve como el único dirigente «limpio» —en un mundo marcado por la corrupción endémica— capaz de reunir a todas las facciones palestinas y negociar una paz justa con Israel. Su liberación podría marcar un punto de inflexión decisivo en el conflicto israelo-palestino. Probablemente sería elegido en lugar del anciano presidente Abu Mazen en 2026, si se celebran elecciones presidenciales. No es casualidad que la derecha y la ultraderecha belicista israelí se hayan opuesto hasta ahora a su liberación, ya propuesta hace diez años por el entonces presidente laborista Shimon Peres. «Está convencido de que para encontrar una solución con los israelíes es fundamental conocerlos», dijo su hijo Arab al Corriere della Sera sobre Barghouti. Para que Israel acepte liberarlo, probablemente será necesaria la intervención de Trump ante Netayahu.

LA BESTIA IMUNDA DEL ANTISEMITISMO – Dos años después, las consecuencias del 7 de octubre han cambiado el rostro de Oriente Medio. Israel es hoy más que nunca la superpotencia militar regional. Ha destruido prácticamente el potencial militar de Hamás y ha reducido en gran medida el de Hezbolá libanés, lo que ha permitido desbloquear la crisis política en Beirut y la elección de un nuevo presidente. Ha bombardeado, debilitado y humillado a Irán, patrocinador de Hamás y Hezbolá. Ha propiciado la caída del presidente sirio Bashar al Assad. Sin embargo, ha sido sustituido por el exlíder de los terroristas del ISIS y Al Qaeda, Ahmad al Shara’, teledirigido por la Turquía islámica del «sultán» Erdogan. Pero quizás el impacto externo más inquietante tras el 7 de octubre ha sido el despertar de la bestia inmunda del antisemitismo, disfrazado de supuesta solidaridad con los civiles de Gaza. En realidad, víctimas de Hamás. Lo que ha llevado a la definición de «genocidio» en Gaza. Una absurdidad histórica. Fruto de la ignorancia. Y de la intensa propaganda de Hamás y sus padrinos, los muy influyentes Hermanos Musulmanes, financiados por Turquía y Qatar. El genocidio, según la definición de la convención de la ONU, es la voluntad deliberada de destruir a un pueblo.

Como hicieron con el exterminio sistemático los nazis con los judíos (6 millones de muertos), los turcos con los armenios (3 millones de muertos), los jemeres rojos en Camboya (1,7 millones de muertos) y los hutus con los tutsis en Ruanda (1 millón de muertos). Los 69 000 muertos de Gaza son trágicos daños colaterales en un conflicto violento y despiadado provocado por Hamás, que provocó la inevitable y dura reacción de Israel y luego se escondió detrás de los civiles. Si hubiera querido exterminar a los palestinos, el Estado judío, única potencia nuclear de Oriente Medio, podría haberlo hecho en cinco minutos. Pero, según el teorema de Josep Goebbels, ministro de propaganda de Hitler, «repita una mentira cien, mil, un millón de veces, y se convertirá en verdad»…

¿NOBEL DE LA PAZ PARA TRUMP? ¿POR LA GUERRA Y LA ESTUPIDEZ, PARA EUROPA? PERO AHORA PRAGA TAMBIÉN SE REBELA.

6/10/25 – Quizás lo consiga. Dieciséis años después del ridículo Nobel de la Paz otorgado a Barak Obama (el único presidente americano bajo cuyo mandato Estados Unidos no ha vivido un solo día sin guerra, desde Afganistán hasta Irak, desde Yemen hasta Libia), el premio debería recaer esta vez en Donald Trump. Por haber iniciado las últimas negociaciones de paz en Gaza. Y por haber intentado realmente detener, tras tres años de locura, la absurda guerra de Ucrania.

Y todo ello a pesar de la —no encuentro mejores definiciones— estúpida política de una Europa capitaneada por el pequeño Napoleón del Elíseo, Macron (a quien ya nadie quiere en su país), sobre los dos grandes conflictos del momento. En Ucrania, apoyando al régimen corrupto y autoritario de Zelensky y bloqueando el acuerdo alcanzado en Alaska entre Trump y Putin. En Oriente Medio, lanzando el surrealista reconocimiento de un Estado palestino que no existe, que en este momento es sobre todo un regalo para Hamás. Un movimiento terrorista que ejerce una brutal dictadura islámica en Gaza. Y que provocó, con las atrocidades del 7 de octubre, la trágica guerra con Israel (69 000 palestinos muertos en dos años, en su mayoría civiles utilizados como escudos humanos por Hamás).

Pero detrás de Hamás están los Hermanos Musulmanes, el muy influyente lobby yihadista, que ha sabido manipular a la opinión pública «progre» europea. Confundiendo la defensa de los islamonazis de Hamás con la del pueblo palestino, víctima en Gaza de la dictadura del movimiento yihadista. Aprovechando el antisemitismo más o menos latente desde hace dos mil años en una parte de la población europea. Las manifestaciones «propalestinas» son en realidad a favor de la dictadura islámica que sufre desde hace 20 años la Franja de Gaza. Donde la disidencia se castiga con la cárcel y la tortura. Se debería actuar y manifestarse por la liberación de los palestinos. Del yugo de Hamás. La desastrosa situación humanitaria y alimentaria se debe en gran parte al hecho de que Hamás se apropia de la ayuda destinada a la población civil , y la revende para autofinanciarse. Después de haber utilizado durante veinte años los cientos de millones obtenidos de Qatar y Turquía no para mejorar las condiciones de vida de los habitantes de Gaza, sino para construir un laberinto infinito de túneles en los que esconderse en el conflicto con Israel, dejando a los civiles en la superficie como escudos humanos. Mientras que los líderes del movimiento viven rodeados de lujos en Qatar, Turquía o Irán.

¿DÓNDE ESTÁN LAS FLOTILLAS PARA LAS MUJERES AFGANAS? Hasta el ridículo de la «flotilla humanitaria». Que tenía muy poco de humanitaria. Mientras Trump trabajaba en la preparación del Plan de Paz para Gaza, el proyecto más serio para poner fin a la guerra entre israelíes y palestinos de los últimos 30 años, Macron y sus colegas europeos se lanzaban a declarar el reconocimiento de un «Estado» palestino inexistente. Un premio para Hamás. El presidente francés, para seducir al electorado islámico de segunda generación, o el español Sánchez, sumido en escándalos de corrupción, para prolongar el apoyo de la extrema izquierda a su tambaleante Gobierno. Y salvar el sillón durante unos meses más. La Flotilla, financiada por Hamás según documentos encontrados en Gaza por el ejército israelí, fue detenida como estaba previsto por la marina israelí. En las 40 embarcaciones viajaban algunas viejas glorias de la política en busca de nueva publicidad, como la exalcaldesa de Barcelona Ada Colau, la inoxidable exadolescente sueca Greta Thunberg y la «Barbie de Gaza». Pero, al parecer, no había prácticamente nada de ayuda humanitaria, según informaron los marineros israelíes que las interceptaron…

Sin embargo, es curioso que no se hayan lanzado flotillas para defender a los 20 millones de niñas, chicas y mujeres afganas reducidas a una condición casi animal por los islamonazis talibanes. O para detener la guerra en Ucrania, que ha causado cientos de miles de muertos, o la en Sudán, en la que participan las milicias ucranianas enviadas por Zelensky, que ha matado a millones de civiles, sobre todo niños y mujeres. ¿Quizás porque no se puede acusar a «los judíos»? Y alimentar a la bestia inmunda del antisemitismo que está resurgiendo en Europa.

EL BERLUSCONI DE PRAGA – Quizás en el absurdo apoyo europeo al régimen ucraniano, que perpetúa una guerra sangrienta e inútil, pagada con cientos de miles de millones sacados de los bolsillos de los contribuyentes, algo podría cambiar. En las elecciones de la República Checa ganó el «Berlusconi de Praga», el liberal-conservador Andrei Babis, séptimo hombre más rico (3.000 millones) del país. Babis, euroescéptico, cercano a Trump y Putin, quiere detener la guerra en Ucrania y bloquear las ayudas a Zelensky. Junto con el húngaro Orbán y el eslovaco Fico, que comparten su misma línea, o el nuevo presidente polaco Nawroki, podrá influir en la deriva belicista y antirrusa de la Unión Europea. Y evitar que los otros líderes europeos locos nos lleven realmente a una guerra con Rusia, la primera potencia nuclear del planeta. Que, además, quizá libraríamos sin la ayuda de Trump.

NOBEL PER LA PACE A TRUMP? PER LA GUERRA E LA STUPIDITA’ ALL’ EUROPA? MA ORA ANCHE PRAGA SI RIBELLA!

6/10/25 – Forse riuscirà a farcela. Sedici anni dopo il ridicolo Nobel per la Pace regalato a Barak Obama (il solo presidente americano sotto il cui mandato gli Usa non hanno vissuto un solo giorno non in guerra, dall’Afghanistan all’Iraq, dallo Yemen alla Libia), il Premio dovrebbe andare questa volta a Donald Trump. Per avere avviato l’ultimo negoziato per la pace a Gaza. E per avere cercato davvero di fermare, dopo tre anni di follia, l’assurda guerra di Ucraina.

E tutto questo nonostante la – non trovo migliori definizioni – stupida politica di una Europa capitanata dal piccolo Napoleone dell’Eliseo Macron (che più nessuno vuole in patria) sui due grandi conflitti del momento. In Ucraina appoggiando a oltranza il regime corrotto e autoritario di Zelensky e bloccando l’accordo intervenuto in Alaska fra Trump e Putin. In Medio Oriente lanciando il surrealista riconoscimento di uno stato palestinese che non esiste, che in questo momento è soprattutto un regalo a Hamas. Un movimento terrorista che esercita una brutale dittatura islamica a Gaza. E ha provocato con le atrocità del 7 ottobre la tragica guerra con Israele (69mila morti palestinesi in due anni, per lo più civili usati come scudi umani da Hamas).

Ma dietro Hamas ci sono i Fratelli Musulmani, la molto influente lobby jihadista, che ha saputo manipolare l’opinione pubblica ‘progre’ europea. Confondendo la difesa degli islamonazisti di Hamas con quella del popolo palestinese, vittima a Gaza della dittatura del movimento jihadista. Approfittando dell’antisemitismo più o meno latente da duemila anni in buona parte della popolazione europea. I cortei ‘pro-palestinesi ‘ sono in realtà in favore della dittatura islamica che soffre da 20 anni la Striscia di Gaza. Dove la dissidenza è punita con carcere e torture. Si dovrebbe invece agire, e manifestare, per la liberazione dei palestinesi. Dal giogo di Hamas. Anche la disastrosa situazione umanitaria e alimentare è dovuta in buona parte al fatto che Hamas si appropria degli aiuti alimentari destinati ai civili, e li rivende per auto finanziarsi. Dopo avere usato per vent’anni le centinaia di milioni ottenute da Qatar e Turchia non per rendere migliori le condizioni di vita degli abitanti di Gaza, ma per costruire un labirinto infinito di tunnel nei quali nascondersi nel conflitto con Israele, lasciando in superficie i civili a fare da scudi umani. Mentre i capi del movimento vivono nel lusso in Qatar, Turchia o Iran.

DOVE SONO LE FLOTTILLE PER LE DONNE AFGHANE? – Fino al ridicolo della ‘Flottilla umanitaria’. Che di umanitaria aveva ben poco. Mentre Trump lavorava alla preparazione del Piano di Pace per Gaza, il progetto più serio per mettere fine alla guerra fra israeliani e palestinesi degli ultimi 30 anni, Macron e colleghi europei si lanciavano in declamatori riconoscimenti di uno ‘stato ‘ palestinese inesistente. Un premio per Hamas. Il presidente francese, per sedurre l’elettorato islamico di seconda generazione, o lo spagnolo Sanchez, immerso negli scandali di corruzione, per prolungare l’appoggio dell’estrema sinistra al suo governo traballant. E salvare la poltrona per qualche mese ancora. La Flottilla – finanziata da Hamas secondo documenti trovati a Gaza dall’esercito israeliano – si faceva come previsto fermare dalla marina di Israele. Sulle 40 barche qualche vecchia gloria della politica in cerca di nuova pubblicità, come l’ex-sindaco di Barcellona Ada Colau, l’inossidabile ex-adolescente svedese Greta Thunberg e la ‘Barbie di Gaza’. Ma a quanto pare di aiuti umanitari praticamente non c’era nulla, secondo quanto riferito dai marinai israeliani che le hanno intercettate…

Curioso però che non siano state lanciate Flottille per difendere i 20 milioni di bambine, ragazze, donne afghane ridotte a uno statuto quasi di animali dagli islamonazisti talebani. O per fermare la guerra in Ucraina, che ha fatto centinaia di migliaia di morti, o la guerra in Sudan, cui partecipano le milizie ucraine inviate da Zelensky, che ha ucciso milioni di civili, soprattutto bambini e donne. Forse perchè non si possono accusare “gli ebrei”? E nutrire la bestia immonda dell’antisemitismo che sta rinascendo in Europa.

IL BERLUSCONI DI PRAGA – Forse nell’assurdo appoggio europeo al regime ucraino che perpetua una guerra sanguinosa e inutile, pagata con centinaia di miliardi presi nelle tasche dei contribuenti , qualcosa potrebbe cambiare. Alle elezioni della Repubblica Ceca ha vinto il ‘Berlusconi di Praga’, il liberal-conservatore Andrei Babis, settimo uomo più ricco (3 miliardi) del paese. Babis, euroscettico, vicino a Trump e Putin, vuole fermare la guerra in Ucraina e bloccare gli aiuti a Zelensky. Con l’ungherese Orban e lo slovacco Fico, sulla stessa linea, o il nuovo presidente polacco Nawroki, potrà incidere sulla deriva bellicista e anti-russa dell’Unione europea. E evitare che i folli altri leader europei ci poprtino davvero a una guerra con la Russia, prima potenza nucleare del pianeta. Che oltretutto forse faremmo senza l’aiuto di Trump.

Ridículo español… Los trapos sucios de Pedro. Y el «genocidio» antisemita

15/9/25 – Vamos bien. Los padres fundadores de la Europa «unida» deben revolverse en sus tumbas al pensar en la nulidad de sus sucesores actuales, los «grandes líderes» que hoy dirigen el continente. Que intentan arrastrarnos hacia una tercera guerra mundial. ¿Quién sabe, quizá bombardeando primero Moscú? Y haciéndonos morir por el corrupto régimen de Zelensky. ¿Y luego quizá bombardeando Tel Aviv? ¿Para castigar a los malvados judíos que se divierten matando a mujeres y niños palestinos, y salvar a los gentiles asesinos de Hamás?

Es difícil elegir a quién entregar el Nobel de la Nulidad. Hay excelentes candidatos. Desde el pequeño Napoleón Macron, que ya nadie quiere en Francia y sueña con la guerra.  Hasta Merz, nostálgico del poder militar alemán del Tercer Reich, que quiere reconstruir con cienmil millones. O  Van der Layden, o Starmer. Pero el socialista español Pedro Sánchez les está dejando atrás. Cada día le estallan en las manos casos de corrupción o de Watergate contra sus adversarios políticos. Su esposa Begona y su hermano David están imputados de corrupción. Al igual que sus dos antiguos brazos derechos y ministros. Uno ya está en prisión. El fiscal general del Estado también está imputado. Se le acusa de haber filtrado documentos secretos para perjudicar a una de las adversarias políticas más peligrosas de Sánchez, la popular alcaldesa de Madrid, Isabel Ayuso. El jefe de la oposiciòn acusa Sanchez, de ser el cabecilla de una especie de sistema mafioso de corrupcion.

En cualquier país medianamente democrático, Sánchez debería haber dimitido, como mínimo. O se le habría obligado a hacerlo. En una España aún condicionada por el largo pasado franquista, ni siquiera se lo plantea. Se aferra a su sillón.  El último escándalo. La prensa (de oposición) ha revelado que el padre de la esposa de Sánchez se ha enriquecido gestionando casas de alterne. Y que la señora Sánchez, según El Espanyol, le echaba una mano en la gestión. «Es un político sin escrúpulos, cínico, desvergonzado,  aferrado al poder a toda costa», lo describe el Nobel Arturo Pérez Reverte.

Sin embargo, Sánchez no pierde ocasión de dar lecciones de moral al mundo. Desde hace dos años es el político europeo más aplaudido por Hamás. Tras los horrores del 7 de octubre de 2023, mientras todos los demás líderes mundiales se apresuraban a viajar a Tel Aviv para mostrar su solidaridad con Israel, él fue el único que se enfrentó a Netanyahu.  Aplausos de Hamás. Que acababa de firmar el pogromo más atroz contra el pueblo judío desde los tiempos de Hitler. 2200 civiles masacrados, torturados, mujeres violadas. En  pocas horas..

Pocos meses después fue el primer europeo en anunciar el reconocimiento de un Estado palestino. Inexistente. Pero que estaría en manos de Hamás si pudiera existir. Todo ello no por convicción, explica El Mundo, sino por motivos instrumentales. Para no perder el apoyo de los dos pequeños partidos de izquierda, Sumar y Podemos, hoy violentamente antiisraelíes. O antisemitas.  Sin el cual caería.Pero su Gobierno se tambalea cada vez más, entre escándalos, por el riesgo de perder también  el apoyo, vital, de los seis diputados del pequeño partido del expresidente catalán Puigdemont. Amenazado en Cataluña por la explosión del nuevo partido independentista alternativo de la carismatica alcaldesa de Ripoll, Silvia Orriols. Convertida en pocos meses, partiendo de la nada, en el tercer político catalan más popular.

Sánchez ha vuelto a subir el tono contra Israel, acusandolo de ser un «Estado genocida». Aprovechando la teoría antisemita del «genocidio». Extraño: no requerdo que se habló de genocidio cuando la invasión ilegal de Irak por parte de la OTAN causó diez millones de muertos. Bueno, claro,  no se podía acusar a «los judíos»… Ni después de los bombardeos franco-estadounidenses  sobre la Libia de Gadafi. Ni hace diez años en Yemen, con los aviones saudíes y de la OTAN que mataron a miles de civiles. Todos ilegales. Siguiendo el teorema del ministro de propaganda de Hitler, Goebbels, «si repites una mentira diez, mil, un millón de veces, se convertirá en verdad».

 Nuevos aplausos de Hamás a Sánchez. Y de los pequeños partidos que lo sostienen. La guinda del pastel: en los últimos días. Sánchez se ha declarado orgulloso de los activistas pro palestinos (quizás sería mejor decir pro Hamás), muchos de ellos violentos,  que el domingo asaltaron la llegada de la Vuelta, la carrera ciclista por España. y desataron escenas de guerrilla urbana (23 policías heridos)  en el corazón de Madrid. Por lo general, me parece, la prioridad de un primer ministro en un país normal es garantizar la seguridad y la integridad de los ciudadanos. Pero en la España de Sánchez, tal vez eso no esté previsto.

Esperamos que un dia finalmente, quizas en 2045, en 2050, los androides de ultimisima generaciòn, muchos mas inteligentes que los humanos, tomen el poder. Y gobiernen inteligentemente el mundo. Es lo que cuento en mi ùltimo libro, “El Ultimo Dios” . Que saldra en Octubre.

Ridicolo spagnolo… I panni sporchi di Pedro e il ‘genocidio’ antisemita

15/9/25 – Andiamo bene. I padri fondatori dell’Europa ‘unita’ devono rivoltarsi nella tomba pensando alla nullità dei loro odierni succesori, i ‘grandi leader’ oggi ai comandi del Continente. Che cercano di trascinarci verso una terza guerra mondiale. Chissà bombardando prima Mosca? E farci morire per il regime corrotto di Zelensky. E poi magari bombardando Tel Aviv? Per punire i cattivi ebrei che si divertono a uccidede donne e bambini palestinesi, e salvare i gentili assassini di Hamas?

Difficile scegliere a chi consegnare il Nobel della nullità. Ci sono eccellenti candidati. Dal piccolo Napoleone Macron, che nedsuno vuone più in Francia e sogna di guerra.  A Merz, nostalgico del potere militare tedesco del Terzo Reich che vorrebbe ricostruire con mille miliardi. O  a Van der Layden, a Starmer. Ma il socialista spagnolo Pedro Sanchez li sta distanziando. Ogni giorno gli scoppiano per le mani casi di corruzione o da Watergate contro gli avversari politici. Sua moglie Begona e suo fratello David sono incriminati per corruzione. Come i suoi due ex bracci destri e ministri. Uno è già in carcere. Il procuratore generale dello stato è pure incriminato. È accusato di avere filtrato documenti segreti per danneggiare uno dei più pericolosi avversari politici di Sanchez, il sindaco popolare di Madrid Isabel Ayuso. In qualsiasi paese mediamente democratico  Sanchez avrebbe dovuto almeno dimettersi. O sarebbe stato costretto a farlo. Nella Spagna ancora condizionata dal lungo passato franchista lui nemmeno ci pensa. Rimane incollato alla poltrona

 L’ultimo scandalo. La stampa (di opposizione) ha rivelato che il padre della moglie di Sanchez si è arricchito gestendo case a luci rosse. E che la Sra Sanchez, secondo el Espanyol,  dava una mano a gestirle. “È senza scrupoli, cinico, svergognato in politica,  aggrappato al potere a ogni costo”, lo dipinge il Nobel Arturo Perez Reverte. Però Sanchez non perde occasione per dare lezioni di morale al mondo. Da due anni è il politico europeo più apllaudito da Hamas. Dopo gli orrori del 7 ottobre 2023, mentre tutti gli altri dirigenti mondiali si precipitavano a Tel Aviv per dare solidarietà a Israele, lui è stato il solo a litigare con Netanyahu.

 Applausi di Hamas. Che aveva appena firmato il più atrocee ppogrom contro il popolo ebreo dai tempi di Hitler. 2.200 civili massacrati, torturati, donne violentate. I  poche ore. . Pochi mesi dopo è stato il primo europeo a annunciare il riconoscimento di uno stato palestinese. Inesistente. Ma che sarebbe nelle mani di Hamas se potesse esistere.  Tutto questo non per convinzione, spiega El Mundo, ma strumentalmente. Per non perdere l’appoggio dei due partitini di sinistra, Sumar e Podemos, oggi violentemente anti Israele. Senza il quale cadrebbe. Alimentando il dilagante nuovo antisemitismi, che cresce in Spagna ma non solo.

Ma il suo governo traballa sempre di più, fra gli scandali, per il rischio di perdere anche  l’appoggio, vitale dei sei deputati del partitino dell’ex-presidente catalano Puigdemont. Minacciato in Catalogna dall’esplosione del nuovo partito indipendentista alernatvo del sindaco di Ripoll Silvia Oriols. Diventata in pochi mesi, partendo dal nulla, il terzo politico cstalano più popolare. Sanchez ha di nuovo alzato il tiro contro Israele, defiendolo uno “stato genocida”. Cavalcando la teoria a sfondo antisemita del “genocidio”. Strano, non si è parlato di genocidio quando l’invasione illegale Nato dell’Iraq ha fatto dieci milioni di morti. Beh, certo,  non si potevano accusare “gli ebrei”… O dopo i bombardamenti franco-americani  a tappeto della Libia di Gheddafi. O dieci anni fa dello Yemen, con aerei sauditi e Nato,  che hanno ucciso migliaia di civili. Tutti illegali. Seguendo il teorema del ministro della propaganda di Hitler, Goebbels, ” se ripeti una bugia dieci, mille, un milione di volte, diventerà la verità”.

Nuovi applausi da Hamas a Sanchez. E dai partitini stampella che lo tengono in piedi. La ciliegina sulla torta: negli ultimi giorni. Sanchez si è detto orgoglioso degli attivisti pro-palestinesi (forse sarebbe meglio dire pro-Hamas), molti violenti,  che domenica hanno assaltato l’arrivo della Vuelta, il giro di Spagna ciclista, e scatenato scene di guerriglia urbana (23 poliziotti feriti)  nel cuore di Madrid. In genere la priorità di un primo ministro in un paese normale è garantire la sicurezza e l’incolumità dei cittadini. Ma nella Spagna targata Sanchez forse non è previsto.

Speriamo non tardi troppo la presa di potere nel mondo dei futuri androidi di ultimissima generazione. Chissà fra 20 o 30 anni. Gestiranno il mondo con molta più saggezza e intelligenza degli umani. Lo spiego nel mio ultimo libro “L’Ultimo Dio”. Uscirà fra poco….

RIVIERA DI GAZA, EMIRATO DI HEBRON… SULLE CENERI DI HAMAS LA NUOVA PALESTINA FIRMATA TRUMP? MUIONO DI FAME 700 BAMBINI IN NIGERIA. NESSUNO MANIFESTA…

7/9/25 – Resta un margine sottile per una pace, o perlomeno una tregua armata nella guerra di Gaza. Se Hamas non cederà rapidamente liberando la decina di ostaggi ancora  vivi (su 45) la Palestina, o quello che ne resta, potrebbe rapidamente cambiare volto. La conquista in corso di Gaza City da parte di Israele potrebbe essere il primo passo verso la realizzazione del piano ‘Riviera di Gaza’ presentato sei mesi fa da Donald Trump e dall’allora suo alleato (oggi nemico) Elon Musk. Spostare altrove la popolazione palestinese di Gaza, contaminata da 20 anni di dittatura e lavaggio di cervello di Hamas.E costruire nella Striscia un paradiso turistico e un polo hitech. Per almeno 10 anni sotto amministrazione Usa. 

In parallelo guadagna terreno in Israele l’idea di un controllo diretto della Cisgiordania, o di una  annessione, in risposta al riconoscimento all’Onu di uno ‘stato’ palestinese da parte di vari paesi europei, fra cui Francia, Regno Unito o Spagna. Che sarebbe una ‘minaccia esistenziale’per Israele. Otre che una mossa senza senso, promossa da un Macron umiliato in patria, che cerca visibilità in campo internazionale. Solo il 15% dei frsncesi ancora lo appogggia e il 70% vuole che se ne vada. Territorialmente lo stato palestinese non esiste più. La Cisgiordania è ormai un pezzo di Gruviera, divorato dai coloni. Gaza è distrutta. E comunque, se esistesse, uno stato palestinese sarebbe governato da Hamas. Cioè dalla versione palestinese dell’Isis siriano.

Il governo di Gerusalemme sta anche rispolverando il vecchio piano degli ‘emirati palestinesi’, formulato negli anni ’80. Il progetto, riproposto dal ministro dell’economia Nir Barkat, prevede lo smantellamento  della debole, corrotta e sull’orlo della bancarotta (i funzionari hanno ricevuto ora il 50% degli stipendi di giugno), Autorità Palestinese dell’anziano presidente Abu Mazen (89 anni). E la creazione di ‘emirati’ autonomi, governati dai capi tribu locali, attorno alle 8 principali città palestinesi. Il territorio rurale fra gli emirati verrebbe annesso da Israele. I suoi abitanti potrebbero diventare cittadini israeliani. Senza stravolgere per ora gli equilibri religiosi/demografici dello stato ebraico. Due piani inimmaginabili fino a pochi mesi fa. Ma ora c’è Trump. Che appoggia a fondo Israele. Ed è la sola opinione che cont per Netanyahu e il suo governo.

Barkat propone di creare a Hebron, la citta dei Patriarchi santa per ebrei e musulmani a est di Gerusalemme, il primo Emirato. Dei contatti sono già in corso con il potente capo clan Wadii al-Jaabari. Che con altri 4 capi clan ha scritto a Netanyahu appoggiando il progetto. Promettendo che l’Emirato di Hebron rinoscerà lo stato ebraico di Israele e aderirà agli Accordi di pace di Abraham siglati da con vari stati arabi. In cambio Israele costruirebbe a Hebron una grande zona industriale che potrebbe dare lavoro a decine di migliaia di Palestinesi. Certo il piano Barkat, come quello della Riviera di Gaza, ha provocato una alzata di scudi fra partiti e movimenti palestinesi, e nel mondo arabo.  Ma i due progetti potrebbero comunque andare avanti. Fra mille difficoltà. A Gaza, ormai quasi distrutta, la prima è cosa fare dei due milioni di abitanti palestinesi. Per lo più costretti a sopravvivere fra mille stenti in tendopoli esposte alle bombe e alle ritorsioni di Hamas. 

Il piano in preparazione alla Casa Bianca prevede secondo il Wahington Post incentivi finanziari per i palestinesi che accetteranno di partire. In teoria per un periodo limitato (poi potrebbero tornare, in teoria…). Verso zone protette nella Striscia. O all’estero. Ma non è chiaro dove. I paesi arabi, generosi a parole con i  ‘fratelli’ palestinesi, non vogliono nemmeno  sentir parlare di accogliere decine o centinaia di migliaia di abitanti di Gaza, da 20 anni indottrinati fin dall’asilo da Hamas alla violenza e all’odio degli ebrei. Non a caso fin dall’inizio della guerra l’Egitto ha tenuto chiusa la frontiera con Gaza. Da dove avrebbero potuto invece uscire decine di migliaia di civili, per sfuggire alle bombe israeliane, alla fame e alle violenze di Hamas.

Il piano americano non esclude di negoziare con qualche stato africano (come il Sud Sudan) che diano rifugio ai civili di Gaza. Ma non sono zone tranquille. Buona parte dell’Africa centrale e settentrionale subisce violenze e massacri da parte del terrorismo jihadista. Che provoca la fuga delle popolazioni civili  Nel nord del vicino Nigeria, negli ultimi mesi quasi 700 bambini sono morti di fame. 31 milioni di persone, secondo il Pam, subiscono “severa malnutrizione”. Diecimila cristiani, secondo Christian Global Relief, sono stati uccisi negli ultimi due anni da Boko Haram e da altri gruppi terroristici jihadisti. Ma l’antisemitismo radicato da duemila anni in fondo ad ognuno di noi non può accusare “gli ebrei” e Israele. E nessuno scende in piazza denunciare “un genocidio”.

RIVERA DE GAZA, EMIRATO DE HEBRON… LA NUEVA PALESTINA VERSION TRUMP, SOBRE LAS CENIZAS DE HAMÁS. MUEREN DE HAMBRE EN NIGERIA 700 NINOS. A NADIE IMPORTA

7/9/25 – Queda un pequeño margen para la paz, o al menos para una tregua armada en la guerra de Gaza. Si Hamás no cede rápidamente liberando a la decena de rehenes que aún siguen con vida (de un total de 45), Palestina, o lo que queda de ella, podría cambiar rápidamente de aspecto. La conquista en curso de la ciudad de Gaza por parte de Israel podría ser el primer paso hacia la realización del plan «Riviera de Gaza» presentado hace seis meses por Donald Trump y su entonces aliado (hoy enemigo) Elon Musk. Trasladar a otra parte a la población palestina de Gaza, contaminada por 20 años de dictadura y lavado de cerebro de Hamás. Y construir en la Franja un paraíso turístico y un polo de alta tecnología. Durante al menos 10 años bajo administración estadounidense. 

Paralelamente, gana terreno en Israel la idea de un control directo de Cisjordania, o de una  anexión, en respuesta al reconocimiento en la ONU de un «Estado» palestino por parte de varios países europeos, entre ellos Francia, Reino Unido o España. Lo que supondría una «amenaza existencial» para Israel. Además de una medida sin sentido, promovida por un Macron humillado en su país, que busca visibilidad en el ámbito internacional. Solo el 15 % de los franceses todavía lo apoya y el 70 % quiere que se vaya.  Territorialmente, el Estado palestino ya no existe. Cisjordania es ahora un trozo de gruyere, devorado por los colonos. Gaza está destruida. Y, de todos modos, si existiera, un Estado palestino estaría gobernado por Hamás. Es decir, por la versión palestina del ISIS sirio.

El Gobierno de Jerusalén también está desempolvando el viejo plan de los «emiratos palestinos», formulado en los años 80. El proyecto, propuesto de nuevo por el ministro de Economía, Nir Barkat, prevé el desmantelamiento de la débil, corrupta y al borde de la quiebra (los funcionarios han recibido ahora el 50 % de los salarios de junio) Autoridad Palestina del anciano presidente Abu Mazen (89 años). Y la creación de «emiratos» autónomos, gobernados por los jefes tribales locales, alrededor de las ocho principales ciudades palestinas. El territorio rural entre los ‘emiratos’ sería anexionado por Israel. Sus habitantes podrían convertirse en ciudadanos israelíes. Sin alterar por ahora el equilibrio religioso/demográfico del Estado judío.

Barkat propone crear en Hebrón, la ciudad de los Patriarcas, santa para judíos y musulmanes, al este de Jerusalén, el primer Emirato. Ya se están manteniendo contactos con el poderoso jefe de clan Wadii al-Jaabari. Este, junto con otros cuatro jefes de clan, ha escrito a Netanyahu apoyando el proyecto. Prometiendo que el Emirato de Hebrón reconocerá el Estado judío de Israel y se adherirá a los Acuerdos de Paz de Abraham firmados con varios Estados árabes. A cambio, Israel construiría en Hebrón una gran zona industrial que podría dar trabajo a decenas de miles de palestinos. Por supuesto, el plan Barkat, al igual que el de la Riviera de Gaza, ha provocado una oleada de protestas entre los partidos y movimientos palestinos, y en el mundo árabe.  Pero los dos proyectos podrían seguir adelante. Entre mil dificultades. Graciasal apoyo de Trump. El solo que cuenta por Israel. 

En Gaza, ahora casi destruida, la primera dificultad major es qué hacer con los dos millones de habitantes palestinos. La mayoría se ve obligada a sobrevivir en condiciones muy precarias en campamentos expuestos a las bombas israelis y a las represalias de Hamás.  Según el Washington Post, el plan que se está preparando en la Casa Blanca prevé incentivos económicos para los palestinos que acepten marcharse. En teoría, por un periodo limitado (después podrían volver, siempre en teoría…). Hacia zonas protegidas en la Franja. O al extranjero. Pero no está claro dónde. Los países árabes, generosos en palabras con sus «hermanos» palestinos, ni siquiera quieren oír hablar de acoger a decenas o cientos de miles de habitantes de Gaza, adoctrinados desde hace 20 años, desde la guardería, por Hamás en la violencia y el odio hacia los judíos. No es casualidad que, desde el comienzo de la guerra, Egipto haya mantenido cerrada la frontera con Gaza. De donde podrían haber salido decenas de miles de civiles para escapar de las bombas israelíes, el hambre y la violencia de Hamás.

El plan estadounidense no descarta negociar con algunos países africanos (como Sudán del Sur) para que den refugio a los civiles de Gaza. Pero no son zonas tranquilas. Gran parte de África central y septentrional sufre la violencia y las masacres del terrorismo yihadista. Esto provoca la huida de la población civil. En la vecina Nigeria en los últimos meses han muerto de hambre casi 700 niños. Según el PMA 31 millones de personas sufren «grave desnutrición». Diez mil cristianos han sido asesinados por los terrorista de Boko Haram y de otros grupos yihadistas. Pero el antisemitismo arraigado desde hace dos mil años en el fondo de cada uno de nosotros aqui no puede acusar a «los judíos» e Israel. Asi que nadie sale a la calle a denunciar «un genocidio».

EL TEOREMA DE GOEBBELS Y LAS GUERRAS EN LA ERA DEL IDIOTA DIGITAL

27/8/25 – «Repite una mentira cien, mil, un millón de veces, y se convertirá en verdad», aseguraba Joseph Goebbels, ministro de propaganda de Adolf Hitler y padre de la desinformación moderna. Algo parecido ya decía Niccolò Machiavelli cuatro siglos antes. «Repita, señor, las mentiras una, dos, tres, cuatro, cinco, seis, siete veces y verá cómo se ilumina el rostro de sus oyentes, porque les parecerá una verdad luminosa». Pues bien, la lección de Maquiavelo y el teorema de Goebbels explican por qué el mundo de hoy se ha vuelto loco. Las dos grandes guerras del momento —si hacemos abstracción de la docena de masacres que se están produciendo en África a manos del terrorismo yihadista, las perpetradas contra la población civil de Haití o el genocidio, este sí real, de la mitad de la población del califato de Afganistán, las mujeres, a las que se les niega la dignidad de ser humanas, pero que, de todos modos, no interesan a nadie— les dan toda la razón.

Josep Goebbels

Ciertamente, hoy en día el lavado de cerebro es más fácil que nunca. Estamos en la era del idiota digital lobotomizado por la televisión a las órdenes de influencers y redes sociales. Con un coeficiente intelectual que lleva 40 años cayendo en picado. Cuando Joseph G. destilaba propaganda y antisemitismo en los cerebros cómplices de los alemanes, el mundo tenía verdaderos líderes que luchaban por sus pueblos. Para bien. O para mal. De Hitler a Mussolini. De Churchill a Stalin, De Gaulle o Roosevelt. Gigantes. Pero hoy en día Europa está gobernada por enanos políticos. Que juegan a la guerra con la piel y el dinero de sus pueblos. Y la  propaganda/desinformación ha tomado el poder.

EL CUENTO DE UCRANIA – Desde hace tres años, nuestra vida está suspendida en la mentira de Ucrania, «repetida cien, mil, un millón de veces». Hasta parecer para muchos «una verdad». a Que Putin es «el agresor». Que en Ucrania están en juego la libertad y la democracia. Que Occidente debe alinearse con Kiev regalando armas y miles de millones a Zelensky. Esto es lo que lleva diciendo desde hace tres años la propaganda de un Occidente que ha vuelto a los impulsos de una Guerra Fría antisoviética que parecía haber muerto con la URSS.

Este blog ya ha demostrado en varias ocasiones que todo eso es falso. Putin ha sido provocado a la guerra. Para evitar que Ucrania entre en la OTAN. Después de que Occidente traicionara 17 veces el compromiso adquirido hace 30 años con Gorbachov de no expandir su pacto militar hacia las fronteras rusas. En cambio, se ha ampliado hacia el este hasta 17 veces. Y estaba a punto de apuntar misiles hacia Moscú desde la frontera ucraniana, a 450 km. Por una provocación similar, la instalación de misiles atómicos soviéticos R12 en Cuba, a 450 km de Miami, el presidente estadounidense Kennedy estaba dispuesto a desencadenar una guerra nuclear. Afortunadamente, Moscú dio un paso atrás y los retiró. En cambio, hace tres años, Estados Unidos y la OTAN no dieron ningún paso atrás, provocando a Rusia a la guerra para defenderse. Por no hablar de las masacres y la violencia continua desde 2014 contra los habitantes rusos de Donbás por parte del régimen de Zelenski, el más corrupto y antidemocrático de Europa. Tras abolir los partidos y periódicos de la oposición, ahora ha desmantelado las dos autoridades independientes anticorrupción. Transparency International otorga a Ucrania una puntuación de 35/100, situándola en el puesto 105 de 180 entre los países más corruptos. Un nivel muy alto para un país que recibe cientos de miles de millones en ayudas sin ningún control. Pero a ningún gobierno europeo le preocupa.

Los europeos no están «defendiendo la democracia ucraniana» en sí, porque la democracia en Kiev está hoy suspendida. «Cien, mil, un millón de mentiras»… La llegada de Trump ha cambiado las reglas del juego y ha destruido la retórica belicista de su predecesor Biden y de los líderes europeos. Trump habla con Putin y reconoce sus razones. Llegará a la paz. Pero los europeos se atrincheran con Macron en una lógica belicista y de apoyo al régimen de Zelensky. Sin embargo, el testosterónico presidente francés ha sido invitado por el viceprimer ministro italiano Salvini a «ponerse el casco e ir él a hacer la guerra a Rusia». Y se le ha invitado a dejar de disparar «macronadas».

«GENOCIDIO» ANTISEMITA – «Mil, un millón de mentiras» también sobre la crisis de Gaza. Con el bulo del «genocidio». Lanzado el año pasado desde Sudáfrica. Desde entonces repetida, proclamada «un millón» de veces, hasta parecer cierta.   En Gaza se está librando una guerra muy dura y sangrienta, provocada por las masacres de Hamás el 7 de octubre. Israel se fundó en 1948 tras el genocidio de los judíos (esto es cierto) bajo Hitler (6 millones de muertos). Con el juramento colectivo de que nadie podría destruirlo. Para garantizar un refugio seguro a todos los judíos. Israel ha sido atacado cuatro veces (1948, 1956, 1967, 1973) por todos sus vecinos árabes. Que querían destruirlo. Pero siempre ha ganado, defendiéndose para sobrevivir. Luego fue atacado regularmente por grupos armados palestinos, principalmente por Hamás, el «ISIS de Gaza», que también quiere destruirlo. Ahora Israel debe destruir a Hamás, que se esconde detrás de los civiles, para sobrevivir.

Los 60 000 muertos de Gaza, según las cifras no verificadas de Hamás, no constituyen un «genocidio».  Aproximadamente la mitad, segun Israel, son miembros armados de Hamás muertos en combate. La otra mitad son víctimas inocentes de un conflicto provocado por Hamás, que es el responsable.  La Convención de la ONU de 1948 define el genocidio como «actos cometidos con la intención de destruir» a un pueblo. Como hicieron los nazis con los judíos, los turcos con los armenios, los tutsis con los hutus en Ruanda. Con millones de muertos. Y, sobre todo, con la «intención» de borrar del mapa a todo un pueblo. Si Israel, potencia nuclear, tuviera la intención de destruir al pueblo palestino, ¡podría hacerlo en 5 minutos! 

Pero la mentira del «genocidio» en Gaza ha calado en todo el mundo. Nadie ha hablado de genocidio por el millón de civiles muertos en la guerra desatada por Estados Unidos en Irak. Con otra mentira: la de las armas de destrucción masiva (que nunca existieron) de Sadam Husein… Pero Israel, como es bien sabido, tiene como pasatiempo favorito matar mujeres y niños ya desde el desayuno. Sin motivo alguno. Lógico: ¡son judíos! La guerra de Gaza ha resucitado y desinhibido el antiguo y vulgar bacilo del antisemitismo escondido en cada uno de nosotros. Que afecta a la sociedad judeocristiana desde hace 2000 años. ¡Los asesinos de Cristo! La bestia inmunda vuelve a levantar la cabeza. Y muchos miran una vez más, como cuando Hitler quemaba a los judíos en los hornos crematorios, hacia otro lado.

CUANDO EL ANTISEMITISMO VA AL CINE: DERECHOS DE AUTOR A HAMÁS POR VIOLACIONES Y MASACRES…?!

13/8/25 – Sería para reírse. De la estupidez humana. Si no fuera para llorar. O mejor dicho, para gritar. De vergüenza. De indignación. La bestia inmunda del antisemitismo vuelve a levantar la cabeza. Y vuelve al galope. Desde Canadá llega la noticia, difundida por el canal de noticias CNews, el primero de Francia, de que la dirección del Festival de Cine de Toronto ha decidido retirar de la programación la película «The Road between us», del canadiense Barry Avrich. Un documental de ficción sobre la masacre del 7 de octubre. Perpetrada por miles de milicianos de Hamás en el sur de Israel. Que mataron, violaron, torturaron, humillaron y destrozaron a cientos de civiles judíos indefensos. Culpables solo de haberse cruzado en su camino. Provocando la durísima reacción de Israel. Y la devastadora guerra de Gaza.

La revista de cine «Deadline» explica que la decisión se tomó para proteger los derechos de autor de Hamás, el grupo terrorista salafista responsable de la horrible masacre. Más de 1200 muertos en pocas horas. Y 250 niños, mujeres y ancianos arrastrados a la fuerza como «rehenes» a los túneles de Gaza.

El peor pogromo de judíos desde los tiempos de Hitler. ¡«Derechos de autor», entonces! Sí, Average se permitió utilizar imágenes grabadas por los propios terroristas mientras asesinaban y violaban, sin pagarles los derechos de autor. ¡Una vergüenza! ¡No pagar por unas bonitas imágenes en directo de una masacre de judíos! Que se utilizaron posteriormente en vídeos propagandísticos de Hamás. Antisemitismo becero, estupidez. Dos fenómenos que a menudo van de la mano. La crisis de Gaza ha desinhibido el antisemitismo siempre latente desde 2000 años en las sociedades judeocristiana o musulmana. En los últimos dos años se ha constatado un aumento del 340% de los actos antisemitas en el mundo. Del 1000 % en Francia, del 562 % precisamente en Canadá. Tras la absurda motivación «técnica», la decisión del festival canadiense se inscribe en esta línea. Y lo que es peor, si cabe, traduce desprecio por los cientos de civiles judíos indefensos asesinados, torturados y violados por los hombres de Hamás.

«El razonamiento es moralmente equivalente a pedir a los supervivientes del Holocausto que obtengan el consentimiento por escrito de Adolf Hitler para mostrar imágenes filmadas por los nazis en los campos de concentración», afirmó Jack Simony, director general de la Fundación del Centro Judío de Auschwitz (AJCF). «La ley de derechos de autor nunca tuvo la intención de proteger a los autores de atrocidades masivas de su responsabilidad, pero la decisión del Festival hace precisamente eso». Cada día, impulsados por la desinformación de Hamás y de gran parte de los medios de comunicación sobre la tragedia de Gaza, se multiplican los episodios de antisemitismo «banal». Asi hace veinte días, en Valencia, 50 adolescentes judíos franceses fueron bajados a la fuerza del avion por la Guardia Civil porque uno de ellos cantaba en hebreo. La responsable del grupo, una chica fragil de 20 años, fue tirada al suelo y esposada como si fuera el mismísimo Osama Bin Laden. Ante las denuncias internacionales, el ministro de Transportes de un Gobierno español tambaleante por los escándalos de corrupción, el socialista Puente, se permitió tratar a los chicos de «mocosos israelíes». Para él, sin duda, una categoría digna de desprecio. Los chicos eran judíos, claro, pero franceses…

El antisemitismo se libera de tabúes, se desinhibe incluso en parte de la prensa, como en la época del Affaire Dreyfus en Francia, denunciado por el famoso «¡J’Accuse!» de Emile Zola. Anteayer escuché en la radio catalana que algunos palestinos habían sido «asesinados» en enfrentamientos con el ejército israelí. Un brillante ejemplo de pseudo-periodismo. Y también en España poco se ha visto en los medios de comunicación la foto difundida por Hamás del rehén israelí Evyatar David, reducido a un esqueleto viviente, obligado a cavar su propia tumba por sus torturadores, dignos de las SS de Auschwitz.

El movimiento salafista añadió la burla a la tortura y a la estupidez, afirmando que los rehenes comen como sus carceleros. Sin embargo, en el vídeo se ve el brazo de uno de los terroristas tendiendo una taza casi vacía al rehén. La comida para dos días. El brazo del prisionero es un hueso cubierto de piel.  El del hombre de Hamás es gordo y fuerte, goza de excelente salud.  Un rehén liberado hace meses contó que olían el aroma de la comida abundante — robada por Hamas de la ayuda alimentaria destinada a los civiles — que cocinaban cada día sus carceleros. A ellos solo les daban unos granos de arroz dos veces por semana. Otra tortura digna de los verdugos nazis.